Il cerchio si stringe intorno all’archivio storico di Celano.

NON DIMENTICANDO MAI CHE DENUNCIARE UN REATO DI CUI SI E’ A CONOSCENZA E’ UN OBBLIGO GIURIDICO, E PRIMA ANCORA UN OBBLIGO MORALE, di seguito espongo:

Da qualche articolo apparso su quotidiani locali, sembra che la vicenda dei sequestri di numerosi documenti al sig. Sforza Gianvincenzo, siano dettati da sue richieste, sviando quella che è la realtà delle cose e precisamente che i documenti sia in casa dello Sforza che nel Museo di Sante Marie, anch’essi in parte donati da Sforza, siano derivanti da precise e circostanziate denunce fatte dal sottoscritto e dalla Sovrintendenza di Pescara, e vengo al punto.

Da anni si cerca di capire come sia potuto succedere che il Comune di Celano non avesse più un archivio storico. Lo sconcerto appunto perchè essendo io stato alle dipendenze del Comune di Celano nella Polizia Locale fino al 1999, ricordavo che alla fine degli anni 80, esisteva un voluminoso carteggio consistente in decine di scatolini contenenti libri, pergamene ed altro.

Alla fine degli anni 80, con il rifacimento del vecchio comune di Piazza IV Novembre, si sposta tutto a via Collutri, sia gli uffici comunali e sia l’archivio. In detto palazzo abitava ed abita tutt’ora un certo Gianvincenzo Sforza ora possessore di innumerevoli documenti storici, definendosi archivio sforza.

Tale persona, oltre a rivendicare  natali nobili, rivendica  anche la proprietà di documenti lasciategli dai suoi avi.  Ma i suoi avi, se pur gente laboriosa ed onesta, erano macellai di estrazione contadina, come erano allevatori e contadini i sui parenti ancor più lontani, temporalmente parlando, Avi che si trasferirono dalla Puglia in un paesino di poche centinaia di anime, a San Sebastiano dei Marsi con delle  pecore, dedicandosi alla pastorizia in quanto possessori di pecore ma mai possessori di un Contado.

Insomma venendo al punto, nel Comune di Celano dopo il terremoto, furono rendicontate 136 sacchi di materiale cartaceo di archivio. Una dettagliata denuncia la fa il 27 Dicembre 1993  alla Procura di Avezzano un signore XXXxxxxx yyyyyyyy , che giustamente evidenzia come il sig. Sforza dica apertamente che i suoi documenti sono quelli dell’archivio di Celano, mettendo come titolo di possesso il suo ritrovamento presso la discarica comunale. Il sig. xxxxxxxx yyyyyyyyyyy,  evidenzia nella denuncia lo sbigottimento nel vedere tale Patrimonio Pubblico formato da atti proprio della Città di Celano che invece di trovarsi nell’archivio comunale si trovassero nella casa dello Sforza.

Il sig. xxxxxxxx yyyyyyyyyy mette un accento su una situazione, e cioè sul fatto che la sovrintendenza abbia dichiarato di notevole interesse storico l’archivio privato Gianvincenzo Sforza, impreziosito da documenti di Celano e non solo, e se anche non rubati direttamente, di “DUBBIA” provenienza, cosa che prima di procedere all’autenticazione, andrebbe valutata la fonte proprietà.

Bene: in quegli anni un certo sig. Liborio Merolli ( antiquario Celanese ma residente a Roma, zio di Gianvincenzo Sforza), Padre Osvaldo Lemme del Convento dei Frati di Santa Maria di Valleverde, e Gianvincenzo Sforza, furono sentiti dai Carabinieri di Celano per una vendita che il Merolli zio dello Sforza, avevano condotto con il Comune di Celano.

La vendita consisteva in otto casse di materiale antico di archivio al costo di circa 36.500.000 (trenta milioni e cinquecentomila) di lire. Tali casse che non esistevano più nel Comune dopo la vendita (denuncia del sig. xxxxxx yyyyyyyy), si trovavano in casa di Gianvincenzo Sforza e furono dallo stesso sig. xxxxxyyyyyyyyyyyy visionate nell’abitazione dello stesso, nel palazzo dove si trovava provvisoriamente il Comune di Celano.

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Il sig. xxxxxxxxyyyyyyy, dice pure che dal materiale visionato ha visto documenti inequivocabilmente partoriti dalle amministrazioni comunali di Celano nei secoli, documenti che dovrebbero dormire nei locali archivistici del Comune di Celano e non in casa di un privato.

Nella nota di trasmissione alla Procura dalla Caserma dei Carabinieri di Celano, si evidenziano alcuni fatti importanti riguardo la compravendita fra il Merolli ed il Comune di Celano, fatti che mettono seri dubbi sulla provenienza di detti documenti pagati 36.500.00.

Infatti la pretesa iniziale di camuffare la vendita da parte della Biblioteca Santa Maria, fu totalmente dissipata con il pagamento al sig. Liborio Merolli direttamente (come sia stato possibile bisognerebbe chiederlo all’allora sindaco Loreto Di Cicco). Gli stessi Carabinieri, comunicano che detti documenti in quantità di 400 fascicoli, vengono portati direttamente in via Collutri sede provvisoria del Comune, stessa via e sede dove il sig. xxxxxxxxyyyyyyyy,  vide i documenti originali, e cioè in casa dello Sforza.

Peccato che all’epoca non si sia tenuto conto della relazione dei Carabinieri riguardo al fatto che la Dott.ssa Ferrari avesse certificato che c’era una discordanza fra i documenti venduti dal Merolli e quelli acquistati e presenti nella delibera. Inoltre si dice anche che alcuni documenti venduti dal Merolli non dovevano trovarsi nel Comune di Celano, ma presso l’archivio notarile del Regno Borbonico di Napoli e presso la Sovrintendenza archivistica d’Abruzzo.

 

Il Merolli con nota del 09.07.1991 propone l’acquisto al Comune di Celano del: “voluminoso archivio della Contea di Celano, con pergamene antiche, mappe del tenimento, progetti e realizzazione di opere pubbliche, leggi sui diritti della pesca del Fucino e vicende politiche, militari e culturali della Contea”. Nella stessa nota cita la composizione dei documenti in tre gruppi:

-un primo composto da documenti incorniciati fra i quali pergamente, oltre a due “rarissime” medaglie di commemorazione del terremoto una in argento e l’altra in bronzo e li elenca ;

-un secondo gruppo composto da 400 fascicoli di contenuto storico rilevante valore;

-un terzo gruppo con documenti che vanno dall’800 agli inizi del 900′;

Tutto per la somma di £ 36.500.000.

La sveltina della vendita del sig. Merolli, sta nel fatto poco rilevato, che l’amministrazione nell’atto di delibera cita ripetutamente la Biblioteca di Santa Maria di Valleverde come venditrice (ma ne affermerà l’estraneità lo stesso Padre Osvaldo Lemme direttore della Biblioteca Santa Maria),  e non cita Liborio Merolli al quale andranno i soldi, probabilmente, per deviarne la responsabilità della vendita dei documenti .

 

Nella relazione della Sovrintendenza del Dicembre 1996 a firma della Dott.ssa Sebastiana Ferrari, è reso chiaro la mancanza di documenti e pergamene, in sostanza ribadiscono come precedentemente fatto nel 1994 dall’altra sovrintendente, la non rispondenza dell’elenco dei documenti acquistati con quelli presenti sia nella delibera di acquisto che fisicamente in Comune .

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La cosa più avvilente, è quella che  cittadini di Celano hanno dovuto pagare i “PROPRI” documenti, e non solo una volta. Infatti oltre ai 36.500.000 lire circa, in un elenco presente anche nell’archivio di stato di Avezzano, compare la suddivisione di alcuni soldi dati dal Comune per altri documenti (32 cartelle) dello stesso archivio, ossia “Acquisto Archivio Dragonetti 3.000.000, acquisto da Gianvincenzo Sforza ignota provenienza 3.300.000; Acquisto di 2 Medaglie? da Sciarra??? 950.000.

Tutto questo era utile illustrarlo in quanto ad Agosto 2017, il sig. Sforza, come peraltro ha fatto negli ultimi decenni, per autorizzarsi “archivio Storico privato”, ha organizzato l’ennesima mostra di documenti storici della Contea di Celano. Ebbene in questa mostra fatta peraltro nell’auditorium di Celano , che io ho visto, erano presenti  libri e documenti spariti dall’archivio di Celano e che mai nessuno aveva denunciato.

Sta di fatto, che interessatomi della questione, vengo a sapere che una dipendente sig.a xxxxxx yyyyyy della Sovrintendenza Archivistica e Bibliografica dell’Abruzzo e Molise, si reca nell’auditorium dove era la Mostra, e nota fotografandoli, che parte dei libri e documenti esposti sono quelli mancanti nel Comune di Celano. Si mancanti, perchè da un’altra ricognizione della sovrintendenza, era emerso che  avevano rubato perchè mancanti, altri documenti dall’archivio di Celano.

Nel mese di Marzo 2017, l’archivio di Celano era quasi vuoto rispetto ai documenti che doveva contenere, e quei documenti peraltro fotografati tutti da me ed anche dalla sovrintendente xxxxx yyyyyy, non esistevano più nel Comune di Celano (Rubati la seconda volta).

Nel mese di Maggio recatomi all’archivio di Stato di Avezzano faccio presente la cosa e chiedo spiegazioni, anche per sapere se nei mesi passati da Agosto 2016 a Maggio 2017, la dipendente della sovrintendenza avesse avviato una denuncia contro chi aveva fatto mostre con documenti spariti al Comune di Celano. Mi rispondono che sono all’oscuro della vicenda e che nulla sanno in proposito e che avrebbero provveduto a chiedere spiegazioni alla  sig.a xxxxxxx yyyyyyyyyy. In ogni caso all’archivio storico riconoscono da alcune foto da me scattate la calligrafia, asserendo che quelle didascalie (che si trovavano sotto i manoscritti nella mostra), o almeno alcuni riferimenti le aveva scritte lo sforza, in un lavoro svolto per la sovrintendenza (non sono riuscito a sapere a quale titolo), in ogni caso, lavoro che ha dato la possibilità di archiviare quello che si voleva, tant’è che dall’elenco del sig. Merolli a quello presente nel comune dopo la vendita mancano già numerosi documenti (ancora non li vendevano che già “ignoti” li avevano ri-rubati la seconda volta).

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Bene, il martedì successivo la mia visita all’archivio di stato, scatta una visita ispettiva da parte della sovrintendenza, e caso vuole , i libri e documenti rubati da qualche anno, ed assenti fino a qualche giorno prima al Comune di Celano sono tornati a casa (al Comune), nottetempo. (Bene un piccolo traguardo raggiunto anche se non come volevo).

MA COME E’ POSSIBILE… dico io. Come è possibile che da trent’ anni a questa parte un signore, cominci a rinvenire documenti storici unici e di valore, di provenienza ignota, e non si è mai proceduto insieme all’Autorità Giudiziaria a procedere a sequestro di tutto conservandoli negli archivi di Stato??? Fortunatamente a questa domanda c’è stata, pur se in ritardo,  una prima risposta con il sequestro di numerosi documenti a casa dello Sforza, ed una seconda con il sequestro o blocco dei manoscritti del Museo di Sante Marie, parte donati dallo Sforza, e gran parte di essi provenienti  da furti come affermeranno poi gli inquirenti.

In alcune pubblicazioni sul social network  di Facebook, oltre a foto e documenti di chiara provenienza dell’Ente Comune di Celano, il sig. Sforza Gianvincenzo, pubblica anche un documento importantissimo ed antico riguardante l’affitto della Cartiera di Celano stilato dal notaio Pier Giorgio Antoniani del 1809, del Duca Don Francesco Sforza Bovadilla, documento che può trovarsi solo all’archivio di Stato dell’Aquila, e lì stava fino a quando un ladro non ne ha staccato le pagine rubandole.

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Infatti il giorno 27 Giugno, mi sono recato all’Archivio di Stato dell’Aquila, previo accordo con la Responsabile, la quale mi riceveva confermandomi che tale foglio n° 46 del numero registro atti n° 19 era stato rubato.

Nel social network dichiara anche che ha l’originale dell’autorizzazione a produrre la carta valori data dal re di Napoli emesso alla fine del ‘700 e la filigrana del periodo che in controluce fa vedere tre gigli borbonici con la dicitura Celano (chiara la proprietà).

Inoltre ha il possesso di: – Pianta originale delle carceri di Celano costruite nel Castello; – Pianta del Castello di Celano del 1892; – Diploma del 1468 di Ferdinando D’Aragona; Dispensa di Clemente X del 1672; – Diploma della Contea di celano ai Sforza Casarini; – Piante e Mappe della Contea di Celano; Diploma del 1647 in cui il cardinale Peretti prende possesso di Celano; e tanto altro.

Insomma come sia possibile che la persona in questione si ritrovi oltre 30.000 documenti e pergamene con una delle poche se non l’unica firma in originale del 1231 dell’imperatore Federico II di Svevia, non si sà.

Si presume però che quei documenti appartenevano al Comune di Celano visto chi li ha stilati, almeno fino a quando non se ne accerti la provenienza da atti di proprietà, donazioni, o vendita da parte di altri.

Tali precisazioni occorrevano per mettere in guardia Amministratori locali e di altri enti, di prestare attenzione ai beni affidati loro dai cittadini. Beni che hanno un valore inestimabile e che ricostruiscono la vita e la storia dei nostri avi.

Quindi a scanso di equivoci, sia chiaro che gli interventi dei Carabinieri del Nucleo Speciale di Ancona per la Tutela del Patrimonio Culturale, che hanno proceduto ai sequestri di documenti ed altro in casa dello Sforza e nel Museo del Brigantaggio di Sante Marie, sono frutto di precise denunce, e gli inquirenti hanno messo in atto il sequestro dei documenti e manoscritti, perchè numerosissimi di essi, sono derivanti da furto.

 

Giancarlo Sociali