ISOLA DI FERDINANDEA L’ISOLA ITALIANA NATA DAL MARE SPARITA NEL MARE.

L’ISOLA CHE NON C’E’ – ISOLA  DI FERDINANDEA

L’ISOLA ITALIANA NATA DAL MARE SPARITA NEL MARE.

(Conquistata, osservata, usurpata, persino bombardata, i travagli di un’isola che non c’è)

                                       

 

 

L’emersione

 Verso la fine di giugno del 1831, nel tratto di mare a metà strada tra Sciacca e Pantelleria si verificarono alcune scosse sismiche di fortissima intensità, che vennero avvertite fino a Palermo e che causarono gravi danni alla costa sudoccidentale della Sicilia. Successivamente gli abitanti delle zone vicine e gli equipaggi di alcune navi di passaggio affermarono di aver visto colonne di fumo e pietra pomice uscire dalle acque, assieme a violenti zampilli di lava eruttati dal vulcano. Fu poi segnalata nei giorni seguenti dai pescatori del luogo, una zona in cui il mare ribolliva continuamente e dove vi erano morìe di pesci, causate molto probabilmente dall’esalazione dei gas vulcanici.

Il 7 luglio, F. Trifiletti, capitano della nave Gustavo, riferì di aver avvistato un isolotto alto circa 8 metri che sputava cenere e lapilli. La completa emersione dell’isola avvenne però nella notte fra il 10 e l’11 luglio 1831, quando dopo una scossa tellurica, il vulcano sottomarino aprì la sua bocca eruttando detriti e lava che formarono una piccola isola di circa quattro chilometri di circonferenza e sessanta metri d’altezza.

Non appena venne diffusa la notizia dell’apparizione di questo piccolo lembo di terra, il primo studioso a giungere sul posto fu Friedrich Hoffman, docente di geologia presso l’Università di Berlino, che si trovava casualmente in Sicilia. Il professore, dopo un’accurata ricognizione, ne riferì i risultati in una lettera indirizzata al duca di Serradifalco. Altri importanti studiosi furono gli inglesi Warington Wilkinson Smyth e Edward Davy.

Il governo borbonico, intanto, aveva inviato sul posto il fisico Domenico Scinà, il quale compilò una relazione intitolata Breve ragguaglio al novello vulcano apparso nel mare di Sciacca.

Il professor Carlo Gemmellaro, docente di Storia Naturale presso l’Università degli Studi di Catania, provvide invece a stilare una relazione circostanziata che suscitò l’interesse di molti illustri uomini di cultura scientifica, soprattutto stranieri.

Le dispute territoriali e i nomi dell’isola

L’isoletta suscitò subito l’interesse di alcune potenze straniere europee, che nel mar Mediterraneo cercavano punti strategici per gli approdi delle loro flotte, sia mercantili che militari.

L’Inghilterra, che col suo ammiraglio sir Percival Otham si trovava nelle acque dell’isola, dopo un’accurata ricognizione prese possesso di questa in nome di sua maestà britannica. Il 24 agosto giunse sul posto il capitano Jenhouse, che vi piantò la bandiera britannica, chiamando l’isola “Graham”. Il nome “Banco di Graham” è utilizzato nella cartografia recente per indicare il banco sottomarino costituente l’area su cui si trova il vulcano che diede origine all’isola Ferdinandea.

Questi avvenimenti fecero montare una protesta degli abitanti del Regno delle Due Sicilie, che assieme a quelle del capitano Corrao, arrivarono anche alla casa borbonica. Si propose di nominare l’isola “Corrao”, chiedendo inoltre al re provvedimenti contro il sopruso inglese. Il 26 settembre dello stesso anno la Francia, per contrastare l’azione inglese, inviava il brigantino La Fleche, comandato dal capitano di corvetta Jean La Pierre, il quale recava con sé una missione diretta dal geologo Constant Prévost insieme al pittore Edmond Joinville, al quale si devono i disegni di quel fenomeno eccezionale.

Il re Ferdinando II che rivendicò l’isola come territorio dello stato borbonico.

I francesi fecero approfonditi rilievi e ricognizioni accurate fino al 29 settembre, e il materiale raccolto venne inviato al viceammiraglio della flotta francese De Rigny e relazionato alla Société géologique de France, durante la seduta del 7 novembre 1831. Il contenuto di queste relazioni stabiliva che l’isola, sotto l’azione delle onde, aveva subito diverse frane, che a loro volta avevano provocato grandi erosioni sui fianchi; quindi i crolli avevano trascinato con sé una grande quantità di detriti. Pertanto l’isola, non avendo una base consistente, si poteva inabissare bruscamente.

Come gli inglesi, anche i francesi approdarono sull’isola senza chiedere alcun permesso a re Ferdinando II di Borbone, nonostante l’isola fosse sorta entro acque prossime alle coste siciliane. Anzi i francesi la ribattezzarono “Iulia” in riferimento alla sua comparsa avvenuta nel mese di luglio, poi posero una targa a futura memoria con la seguente iscrizione: “Isola Iulia – i sigg. Constant Prévost, professore di geologia all’Università di Parigi – Edmond Joinville, pittore 27, 28, 29 settembre 1831” e in segno di possesso venne innalzata sul punto più alto la bandiera francese.

Il re Ferdinando II, constatando l’interesse internazionale che l’isoletta aveva suscitato, inviò sul posto la corvetta bombardiera Etna al comando del capitano Corrao il quale, sceso sull’isola, piantò la bandiera borbonica battezzando l’isola “Ferdinandea” in onore del sovrano. Sembrava che l’evento non suscitasse altro clamore, invece giunse sul posto il capitano Jenhouse con una potente fregatainglese e il Corrao, grazie alla mediazione del capitano Douglas, ottenne di rimettere la questione ai rispettivi governi. L’isola avrebbe goduto, all’epoca, dello stato di Insula in mari nata, cioè, in quanto emersa dal mare, la prima nazione o persona a mettervi piede avrebbe potuto rivendicarla legittimamente (in questo caso gli Inglesi).

Verso la fine d’ottobre del 1831 il governo borbonico prese posizione ufficiale e inviò ai governi di Gran Bretagna e Francia una memoria con la quale dette loro notizia dell’evento, ricordando che a norma del diritto internazionale nuova terra apparteneva alla Sicilia. Tuttavia, a quanto sembra i due governi non risposero e fra le due nazioni, entrambe interessate a favorire le loro posizioni strategiche nel Mediterraneo, iniziarono le rivalità.

L’inabissamento

 

Stampa popolare dell’isola Ferdinandea

Non passò molto tempo che il pronostico francese cominciò ad avverarsi. Le persone che viaggiavano sul vaporetto Francesco I riferirono che l’isola aveva un perimetro di mezzo miglio e l’altezza si era abbassata.

Il 7 novembre di quell’anno, l’inglese Walker, capitano dell’Alban, misurò l’isola, che risultava ridotta a un quarto di miglio con un’altezza di venti metri. Il 16 novembre si scorgevano soltanto piccole porzioni e l’8 dicembre il capitano Allotta, del brigantino Achille, ne constatò la scomparsa, mentre alcune colonne d’acqua si alzavano e si abbassavano. Dell’isola rimaneva un vasto banco di roccia lavica.

Nel 1846 e nel 1863 l’isoletta è riapparsa ancora in superficie, per poi scomparire nuovamente dopo pochi giorni. Di essa rimangono solo i molti nomi avuti in seguito alla disputa internazionale: GiuliaNeritaCorraoHothamGrahamSciaccaFerdinandea.

Eventi successivi

Con il terremoto del 1968 nella valle del Belice le acque circostanti il banco di Graham furono viste intorbidirsi e ribollire, cosa che venne interpretata come un probabile segnale che l’isola Ferdinandea stesse per riemergere. Così non fu, ma venne segnalato un movimento nelle acque internazionali di alcune navi britanniche della flotta del Mediterraneo.  A scanso di equivoci i siciliani posero sulla superficie del banco sottomarino una targa in pietra, sulla quale si legge:

« Questo lembo di terra una volta isola Ferdinandea era e sarà sempre del popolo siciliano. »

Nel 2002 una rinnovata attività sismica nella zona ha indotto i vulcanologi a congetturare sopra un imminente nuovo episodio eruttivo con conseguente nuova emersione dell’isola. Per evitare in anticipo una nuova disputa di sovranità, dei sommozzatori italiani hanno piantato un tricolore sulla cima del vulcano di cui si aspettava la riemersione. Anche allora le eruzioni non si sono verificate e la cima di Ferdinandea è rimasta circa 8 metri sotto il livello del mare.Andata successivamente distrutta, probabilmente colpita da un’ancora, la targa è stata prontamente sostituita. Successivamente il vulcano è rimasto dormiente per decenni, con la cima circa 8 metri sotto il pelo dell’acqua.

Nel 1986 fu erroneamente scambiato per un sottomarino libico e colpito da un missile della U.S. Air Force nella sua rotta per bombardare Tripoli.

F:1 I:S QT:2 MT:+149

Nel mese di settembre del 2006, una spedizione subacquea della LNI di Sciacca e del Dipartimento della Protezione civile Siciliana, coordinata dal professor Giovanni Lanzafame dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Catania, da bordo di un’unità della Guardia Costiera, ha posizionato un sensore di pressione sulla vetta sottomarina della Ferdinandea, per il monitoraggio dell’attività sismica dell’importante edificio vulcanico. Il “sarcofago” contenente lo strumento di misurazione registratore è stato recuperato da un’altra équipe il 22 settembre 2007.

Apparizioni letterarie:

  • Dell’isola parla Jules Verne nel suo romanzo Le mirabolanti avventure di mastro Antifer.
  • L’isola è inoltre protagonista del libro Un filo di fumo di Andrea Camilleri: su di essa infatti si incaglierà il piroscafo russo “Tomorov” in arrivo a Vigata.
  • La nascita dell’isola è raccontata nel libro La zia marchesa di Simonetta Agnello Hornby
  • Il Dramma in tre atti che Luigi Pirandello scrisse nel 1926 La nuova colonia è ambientato su un’isola vulcanica che scomparirà. Il protagonista si chiama Corrao come il Capitano che aveva piantato la Bandiera Borbonica sull’isola.

Fonti storiche

  • Carlo Gemmellaro, Relazione dei fenomeni del nuovo vulcano sorto dal mare fra la costa di Sicilia e l’isola di Pantelleria nel mese di luglio 1831, Edizioni dell’Università di Catania, 1831
  • (FR) Constant Prévost, Lettre relatant l’exploration de l’île de Julia. Bulletin de la Société Géologique de France, II, p. 32-36. 1831.
  • (FR) Société Géologique de France, Rapport sur les travaux de la société en 1831, p. 236-247. 1831.

Studi

  • Salvatore Mazzarella, Dell’isola Ferdinandea e di altre cose, Sellerio Palermo, 1984. ISBN 88-389-0338-7
  • Bruno Fuligni, L’île à éclipses. Histoire des apparitions et disparitions d’une terre française en Méditerranée. Les Editions de Paris – Max Chaleil, 2003.
  • Filippo D’Arpa, L’isola che se ne andò, Mursia Milano 2001, ISBN 88-425-2899-4.
  • Santino Mirabella: L’Isola Passeggera, Edizioni Vertigo, Roma, 2015. ISBN 978-88-69010-14-9